15/05/2005
Le nostre vecchie estati & La Pandera Rosa
Immaginate il caldo di luglio, non quello fastidioso ed appiccicoso delle nostre città in estate, ma quello dei litorali delle coste italiane, dove si respira lo iodio misto al profumo delle creme solari e agli schimazzi dei bimbi che si rincorrono sul bagnasciuga...
Quindi è estate... sì ma non una qualunque, non quella di oggi, non quella fatta da lettori mp3, cellulari squillanti suonerie mutuate dalle hit parade o dall'ultima serie tv americana... e chalet - o bagni- che sono delle strutture dal concentrato nuovo semi-chic, dove trovi la pizzeria, ma anche il ristorante, lo scivolo e l'altalena, dove i camerieri sono vestiti... no, non è questa... ma è un 'estate di quasi una ventina di anni fa... ed il litorale è quello Adriatico, siamo nella città di San Benedetto del Tronto... luogo in cui io e Limitina abbiamo sempre passato le nostre vacanze estive...
Vent'anni fa o poco meno... la spiaggia era lunga... uhhhhh se lo era, mi ricordo che per arrivare alla prima fila degli ombrelloni arancio e verde, mi bruciavo sempre la pianta dei piedi... e mi ricordo anche che al posto del mega chalet bianco e giallo che c'è ora, c'era una piccola baracchetta in legno lucidato di 5mt -per-5mt.... sopra questo piccolo cubo, una scritta in azzurro "Bar", che richiamava il colore di tutte le cose che avevano a che fare con lo Chalet Delfino, le balaustre, la doccia con acqua di pozzo nauseabonda, le cabine, i tavoli... le tovagliette....insomma tutto...
E noi ragazzini intenti sempre a bazzicare su e giù per la passerrella, dentro e fuori le cabine, scatenando spesso l'ira di poco gentili bagnini... Il momento dopo il bagno andava a braccetto con la lagna di: "Mamma mi compri il gelato?", al tempo i gelati non erano tutto un concentrato di pubblicità raffiguranti donne mutanti che diventano marroni mentre si pappano un gelato al cioccolato, o che si passano avanti, indietro e a sbalzo tutti i peccati capitali per slurparsi un gelato... al tempo questi si facevano pubblicità su dei "quadretti di lamiera" esposti al sole, che quando puntavi il dito sull'immagiine del gelato prediletto questo si cuoceva un pò... quelli dove, ricordo, alcuni gelati erano stati crociati perchè non si vendevano e quindi non c'erano, e tutti gli altri vantavano prezzi 'picettati' grandi grandi; c'era un autentico lavoro di ritocco al rialzo dei prezzi... ovviamente con cifre azzurre...Sulla famosa baracchetta- che anche se piccola, "vantava" due finestrelle- da cui la bagnina dal capello biondo ossigenato e dal rossetto fuksia richiamante il fermaglio per i capelli fiorato, si affacciava per prendere le ordinazioni, c'erano ben due di questi espositori con fotografati gli oggetti del nostro desiderio post-bagno marino... uno era ad altezza umana, alla sinistra della finestra, ed uno sotto al davanzale per noi piccoli.... io, come molti degli altri bimbi, al massimo lo sfioravo... e così una volta che avevamo deciso cosa volevamo, facevamo il giro e ci piazzavamo davanti alla porta per farci vedere....
Dopo un pò la famosa bagnina, che eroicamente manteneva la sua stazza su delle zeppe nere dal gusto parecchio retrò, si girava verso di noi, e con una smorfia ed un tono assai poco gentili faceva così: "Allora, che volete, che vi devo da... "... e noi in coro: "Il gelato!!"... e lei sempre più scocciata, come se stesse recitando una litania: "Che gelato volete?".... e qui si scatenava l'ira di Dio... ed era tutto un vociare... e si distingueva a malapena Calippo, Cono Palla, Maxibon... e lei con un piccolo urlo cornacchioso, ristabiliva ordine e gradi... ed iniziava:
"Tu Eleonò che vvvoi...?"... io ero pressochè fissata... con il cono Palla, perchè adoravo prima staccargli la crosticina di nocciole e cioccolato e poi mi sparavo il cono, salvo poi lasciare il fondo del cornetto, dove c'era il cioccolato, che andava o nel cestino, o se era sabato nello stomaco di papà... Quando il cono palla non c'era viravo la mia scelta sul "Maxibbbò" sì il maxibon... è solo che lei li storpiava tutti i nomi... Dopo me c'era Ange, che si scofanava qualche altro gelato, anche se a lui è sempre piaciuto quello acquoso della Gelateria Veneta che stava sotto la mia casa... mi ricordo che quando questa ha chiuso, il mio super amico è caduto in depressione... mi ricordo anche che quando lui prendeva in mano il gelato... si rivolgeva alla mitica Gabriella e gli diceva "Segna, che poi paga papà".... è povero Professor... (la bagnina dal ciuffo ribelle quando ci stava Ange, detto anche "Lu Figghie de Lu Professor", cambiava tono e diventava gentile, non storpiava il suo nome, come invece faceva con me-vedi sopra- e soprattutto cosa strana per lei... era gentile). Dopo Ange c'era Pulce, che con il suo casco di riccioli, gli occhi verdi e la faccia perennemente mangiata dalle zanzare, diceva con un filo di voce: "Per me, la Pantera Rosa".... e Gabriella attaccava: "Che vvvoi tu? La PanDDDera Rosa???"... ecco, qua io e Ange già ridevamo... lei si girava mostrando un deretano alla Platinette, e dal frigo marroncino con gli adesivi azurri della Motta, tirava fuori le nostre leccornie....
Finita questa impresa del compra-gelato che poteva durare 10 minuti come mezz'ora, andavamo agli ombrelloni e buoni buoni iniziavamo a mangiare... Ange era quello, e non è mai cambiato a dir la verità, che se lo magnava in un batter d'occhio, poi c'ero io che ero abbastanza sul meticoloso-precisino (Thò una cosa nuova?) e poi Limitina... ecco, lei si faceva scartare il gelato da Mammà (perchè la sua natura un pò Cianc-vedi Goonies-l'avrebbe sicuramente donata alla sabbia), e poi iniziava il processo di approccio lento ma deciso verso il roseo gelato... Ora, non sono riuscita a trovare un'immagine del gelato italiano, ma quello dell'immagine è americano, ma posso dire che bene o male gli si avvicina... insomma Betta iniziava così: lo girava, tenendolo per lo stecco di legno, prima staccava con morsetti da criceto, tutta la fine crosta fatta di cioccolato, una volta fatto questo lo rigirava, e poco prima che il musetto della PanDera Rosa, iniziasse a linquefarsi, sferzava due morsi alle orecchie, poi se la riguardava... come se gli dispiacesse cancellare quegli occhietti fatti di cioccolato con orbite di panna e con contorno alla fragola, ed iniziava a slinguazzare il tutto... e così il rosa si amalgamava con il bianco della panna.... e molto del gelato finiva che colava da tutte le parti, spesso sporcandole le mani e spesso gocciando sulla sabbia...
Io mi incantavo nel vederle mangiare quel felino a forma di gelato, e l'avvertivo quando una goccia malefica stava per cadere... mi è rimasto vivo questo ricordo, di estati genuine, di litigate feroci, di bagni interminabili e di schiaffi materni per essere arrivata a nuoto oltre la boa... di estati scandite dalla Pubblicentro, sparata a mille dagli alto parlanti.... di scottature per troppo sole... di giochi di bambini... di formine colorate, di castelli di sabbia... Estati che bene o male si sono trasformate, come si è trasformata la piccola baracchetta di legno in un moderno chalet, dove l'azzurro è prima diventato rosa e poi bianco e giallo... dove Gabriella ha deciso di vendere nel vero senso della parola "tutta la baracca" per un corposo assegno con molti zeri..., dove i gelati non sono più quelli di una volta... ma le picette sui prezzi sono rimaste..., dove la bagnina nuova vanta anche lei un capello biondo ed un discreto deretano... e delle brutte scarpe comunque... e dove alla fine intatti siamo rimasti noi... forse il cuore genuino del vecchio chalet, che ci ripetiamo nel cuore e con le parole sempre quei momenti... magari davanti ad un piatto di linguine allo scoglio e alla insalata di mare, senza cozze... vero Ange? Momenti belli di un'infanzia dolce e divertente, la nostra!
Dolcemente con voglia di cono palla però... Elle!