08/05/2005
Non criticate i figliocci!
Nella tranquillità domenicale del mio condominio e nel silenzio di questo assolato studio, leggendo qua è là delle notizie su internet, balza ai miei occhi una critica letterario-giornalistica sui blog...
Scorrendo i miei occhi su tali righe non ho potuto non sentire nascere in me dei dubbi e delle domande, accompagnate dal movimento destra-sinistra della mia testa... e da smorfie della bocca di non condivisione per le cose scritte!
Aldilà della critica, a mio avviso un pò sterile e ridondande, mi fermo a pensare che qui il focus principale non sia stato affatto centrato... accusano noi blogger di "non saper fare informazione", di non essere "incisivi" e di "produrre scritti solo ed esclusivamente minimisti"... Ma alla fine il blog è uno strumento decretato per fare informazione, oppure è qualcosa di ben più grande, che sì, può inglobare tra le sue funzioni questa, ma tenendo presente che nella maggior parte dei casi questa non è proprio la principale? Alla fine questa benedetta parola BLOG cosa sta a significare? Perchè ci scervelliamo a legare queste quattro lettere ad una precisa e statica definizione, quando questo è uno strumento multiforme e sfuggente?
Secondo tali autori, noi blogger, o la maggior parte di noi, si perderebbe in discussioni-tormentone, rimandendo invischiati in bagarre da condominio, o peggio, rimanendo legati a questo "quasi niente"... qui mi fermo un attimo e una cosa sola mi viene in mente:
in un mondo dove tutti scrivono di tutto, dove il tutto spesso ci bombarda anche nella tranquillità delle nostre case, nella tranquillità dei rapporti primari, dove spesso questo prende il posto di cose ben più importanti... mi chiedo... ma è davvero importante far diventare questi spazi di ossigeno puro come tutto il resto che ci circonda?
E se noi, "verbalizzatori del pochissimo", questo pochissimo ce lo vorremmo tenere così come è? Se volessimo alla fine rimanere in questa particolare nicchia, che spesso ha del curativo, che ci permette a volte di confrontarci con le nostre magagne ed i nostri difetti che tanto annoiano chi le ha definite discussioni-tormentone?
Io penso fondamentalmente, che chi decide di avvicinarsi ad un blog, che non ha 'mire' nel campo dell'editoria, lo fa solo per ascoltare la sua voce, quella che spesso nell'arco della nostra giornata, non abbiamo il tempo di fermarci ad ascoltare, quella che ricacciamo nel profondo perchè abbiamo da fare la spesa, chiamare quell'amica, fare gli auguri alla mamma, andare a prendere il bimbo a scuola, leggere il giornale, lavorare e bla bla bla... E se davvero il blog fosse quell'enorme stanza-giardino-spazio, chiamatelo come volete, dove ognuno di noi si ferma a pensare su se stesso, tormentadosi come no, amandosi ed odiandosi come no, parlare del pochissimo come no... essere se stessi come poco ci viene concesso, ma soprattutto richiesto fuori...
Dobbiamo spesso essere in un modo diverso da ciò che siamo, a volte ci dobbiamo plasmare come se fossimo plastilina, e spesso ingoiare i nostri pensieri che assumono il corpo di mosca bianca in mezzo a tutte quelle nere... la conformità fuori è premiata ed è portata avanti come se fosse la parte più importante da recitare sul palco della rappresentazione della nostra vita... e che nessun appartenente a questo cast vuol fare il capro espiatorio, il diverso, l'eclettico, il sopra le righe... per questo ci si avvicina al blog, per questo secondo me, molti raccontano queste piccole cose, che ad uno scrittore possono sembrare il nulla assoluto perchè non portano informazione, ma il vizio di queste parole sta tutto qua... ma l'informazione, poi alla fine è solo quella che trasmette conoscenza a chi ignora quel qualcosa... oppure all'interno di questa risiede anche il confronto vivo e critico che possiamo fare tra la nostra vita e quella che traspare dalle righe di chi scrive?
Confrontandoci e leggendo, non solo ci mettiamo uno di fronte all'altro con lo spunto di capirlo e di conoscerlo meglio, ma spesso riusciamo, attraverso queste cose piccole e pochissime, attraverso questi racconti dei mille sè, a ricomporre i pezzi della nostra personalità che andiamo perdendo e disperdendo mano a mano che camminiamo in mezzo ad una massa che ci vuole per forza dare un ruolo, che ci dice che abbiamo a nostra disposizione "uno stadio e noi lo usiamo per giocarci a ping-pong"... questo alla fine è un blog: uno spazio dove essere tutto l'opposto di chi ci vuole costringere ancora ad essere tutti come tutti, e di chi si ostina a dire che in uno stadio si debba per forza giocare a calcio e non a ping pong o a qualcos'altro... una sola regola c'è: essere se stessi più che si può, cercare di incollare e raccattare i nostri pezzi, anche se alla fine siamo pochissimo... ma alla fine a me questo pochissimo piace e a voi?
Fierissimamente di essere mosca bianca Elle!